Addio Nangoma

Il 18 novembre 2017, grazie al solito impegno del Past President Roberto Sponza, era stato  organizzato un evento rotariano a Porto San Rocco, per finanziare un service per permettere a 5 studenti della facoltà di medicina, dell’Università di Lubjiana di recarsi per tre mesi in Zambia ad aiutare chi ne ha bisogno.
All’evento, dal titolo “Tra i boschi e il mare, nell’abbraccio della natura” era stato raccolto e donato alla Facoltà di Medicina dell’Università di Lubiana un importo di 3.000 €.
Era stata una serata speciale, nata da una idea di Mira Fabjan, con il coro dei cacciatori “Doberob”, gli imitatori del bramito del cervo, i suonatori di corno di di Prekmuje, le parole sul mare di Bruno Steffè e le immagini di Adriano Fabiani.
Un mix affascinante, condito con il cibo del bosco e del mare, annaffiato dal vino del territorio.
Ora gli studenti hanno finito la loro missione di tre mesi ed hanno pubblicato nel loro blog, il testo che riportiamo di seguito. La traduzione è di Mara Chemelli, moglie di Massimo Battiston.

La vita vera inizia quando trovi il coraggio di uscire dalla routine quotidiana e provi a fare qualcosa di nuovo, per molti addirittura qualcosa di inconsueto. Noi lo abbiamo provato in prima persona. Di questi tre mesi passati sotto al cielo d’Africa porteremo per sempre con noi nella memoria le impressioni e le esperienze vissute.
E’ ancora vivo il ricordo delle sensazioni provate quando da soli abbiamo visitato i malati per la prima volta o di quando per la prima volta siamo usciti dalle rassicuranti mura dell’ospedale. Nei nostri pensieri timore, indecisione, imbarazzo, tutti ci additavano gridando “Mazungu! Mazungu!”.

Le prime sensazioni erano di disagio, ci chiedevamo perché ci trovavamo lì, perché avevamo abbandonato la sicurezza di casa e la famiglia. Non ci eravamo mai sentiti così forestieri. Ma la capacità dell’uomo di adattarsi ha dell’incredibile. Già dopo due settimane eseguivamo le visite del mattino con padronanza, barattavamo al mercato come se avessimo vissuto qui da vent’anni e rispondevamo ai locali gridando ancora più forte.


La specie umana è unica, ma ci distinguono centinaia di lingue, usanze e costumi che formano le varie culture. E’ interessante vedere in che modo singolare gli abitanti dello Zambia (zambiani) accolgono lo straniero. Da casa ci immaginiamo, che sia come nei film di Hollywood quando l’uomo bianco arriva in uno sperduto paese africano. Lo portano in spalla, i bambini trotterellano tra le gambe…. La realtà è un po’ diversa. I locali hanno bisogno di un po’ di tempo prima di accoglierti. Questo è stato molto evidente all’inizio del lavoro in ospedale, quando abbiamo dovuto sfruttare tutte le nostre capacità retoriche pur di ottenere un breve colloquio con i collaboratori. Ti giudicano, non sanno ancora se meriti la loro fiducia o meno, se hai buone intenzioni. Amano il loro spazio. Anche questo è presto cambiato. Ci hanno accolto e quando succede, diventi uno di loro, condividi la loro felicità. Balli, ma in simili situazioni a casa ti saresti annoiato facendo il palo, gridi quando a casa saresti stato in silenzio, saluti abbracciando e a casa avresti appena abbozzato un cenno di saluto.


Per il personale dell’ospedale abbiamo organizzato un picnic di commiato, il braii dei braii. La tavola era ben imbandita, il frigorifero pieno di bibite. Il nostro amico del paese di Francis ha pensato all’impianto audio e abbiamo fatto ondeggiare i fianchi al ritmo della musica zambiana e nigeriana. Tutti. Le infermiere, le ostetriche, i bambini, i medici, i fisioterapisti, i vicini curiosi, i dentisti, l’autista dell’ambulanza, la suora, l’addetto alle pulizie, il ragioniere….Tra loro anche cinque Sloveni bianchi con affinità per il ritmo notevolmente inferiori e una notevole dose di autostima.
In questi tre mesi abbiamo fatto molto. Abbiamo devoluto quasi diecimila euro contribuendo alle spese correnti dell’ospedale. Vorremmo informarvi anche che abbiamo versato litri di sudore, perso tonnellate di nervi e di notti insonni. Jaka ha sgobbato ogni giorno in fisioterapia, gli altri quattro abbiamo diretto l’intero reparto adulti. Ventiquattro pazienti di cui devi prenderti cura, la loro salute e il loro futuro sono nelle tue mani, fresco (moccioso) dottore in medicina. Non è stato sempre facile.
Grazie Zambia, grazie di tutto, è stato un onore!

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