Prevenzione sanitaria tra miti e verità

Il Dr. Alessandro Cosenzi è stato ospite gradito del Club il 14 dicembre. Rotariano di Trieste è direttore della Struttura complessa di Medicina Interna al S.Polo di Monfalcone ed in precedenza ha fatto parte per due decenni del corpo docente della Facoltà medica dell’Università di Trieste. Ha trattato il tema della prevenzione in medicina con particolare riguardo ai temi dei vaccini, della prevenzione delle patologie cardiovascolari e di quelle oncologiche. Oggi la prevenzione riveste un ruolo fondamentale nel promuovere e mantenere la salute della popolazione. Si distinguono tre forme di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria. Nel primo caso si vuole prevenire la comparsa della malattia, nel secondo la recidiva dopo un primo episodio e nel terzo cercare di evitare le conseguenze più gravi, fino alla morte, quali conseguenze della malattia. In un passato lontano la mancanza di adeguate conoscenze scientifiche ha fatto si che l’uomo, nel disperato tentativo di prevenire la malattia e la morte, si affidasse a pratiche ispirate alla superstizione o alla stregoneria. Tuttavia già agli albori del Rinascimento vi furono delle importanti intuizioni relative alla prevenzione ed al contenimento della diffusione delle grandi epidemie in particolare di quelle legate ai traffici mercantili con l’istituzione dei lazzaretti: il primo sorse nella laguna di Venezia per opera degli amministratori della Serenissima nel 1423. Sempre nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive che per millenni sono state il principale killer dell’umanità un ulteriore grandissimo passo in avanti è legato alla intuizione di Jenner che nel ‘700 introdusse le vaccinazioni: uno strumento prezioso che ha contribuito significativamente a modificare la storia dell’umanità e che mantengono ancora oggi, che ne abbiamo a disposizione una vasta gamma, una importanza primaria. Purtroppo uno studio risultato successivamente del tutto falso pubblicato poco prima del 2000 dall’inglese Wakefield, successivamente espulso per questo motivo dall’ordine dei medici, viene ancora oggi utilizzato dai detrattori di questo fondamentale strumento di prevenzione. Ben più illuminato il comportamento del Rotary che con la campagna POLIOPLUS ha fatto e fa la sua parte nel promuovere l’eradicazione della poliomielite. Attualmente però i primi killer dell’umanità sono le malattie cardiovascolari e quelle oncologiche seguite dalle cerebrovascolari. In questo ambito sono stati individuati i fattori di rischio per il loro sviluppo e la prevenzione primaria consiste nella correzione degli stessi prima dello sviluppo della malattia. Buoni risultati sono stati ottenuti in particolare per le malattie cardiovascolari. I fattori individuati per queste malattie sono : Età, Sesso maschile, Familiarità. Mentre quelli modificabili sono l’Ipercolesterolemia, l’Ipertensione arteriosa, il Diabete mellito, la Sedentarietà, il Sovrappeso ed obesità ( in particolare centrale), il Fumo, l’ Insufficienza renale cronica, l’ Iperomocisteinemia. In ambito oncologico sono stati individuati altri fattori di rischio che a seconda dei casi possono essere rimossi a livello ambientale o a livello personale. In questo ambito sono stati ottenuti ottimi risultati con lo screening sulla popolazione indirizzato ad individuare precocemente nell’individuo la malattia tumorale in uno stadio nel quale sia possibile l’eradicazione completa. I principali campi di applicazione dello screening in ambito oncologico risultano essere: la Cervice uterina (Pap test), Colon- retto ( SOF + colonscopia se SOF positivo), Prostata ( PSA non del tutto significativo), Cute ( Controllo specialistico dei nei + autoesame). Lo screening può permettere di individuare lesioni precancerose (in particolare per cervice, colon e cute) la cui eliminazione previene la formazione del tumore oppure può permettere di individuare la neoplasia in uno stadio molto precoce aumentando le probabilità di guarigione. Le linee di ricerca per il futuro della prevenzione sembrano puntare molto sullo studio genetico finalizzato ad individuare nella popolazione le persone portatrici di mutazioni predisponenti allo sviluppo della malattia.

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