Il nostro Adriatico: un mare di serie A

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La biodiversità delle Trezze

Un mare di serie A. Con questo, solo apparente, slogan la dott.ssa Paola Del Negro, Primo Ricercatore dell’Ogs di Trieste, ha intrattenuto i soci giovedì 16 luglio con una relazione apprezzata per chiarezza e contenuti molto interessanti. Ricercatrice di biologia marina ha dedicato molti dei suoi studi coordinandone tanti anche internazionali con Slovenia e Croazia sull’Adriatico in generale e quello settentrionale con il Golfo di Trieste in primis. Pur essendo carnica – come ha detto – l’affascinante soggetto di studio che è il mare Adriatico in tema della biofisica, della geologia, della biologia marina, dell’idrodinamismo e della metereologia marina, l’hanno conquistata.
Ricordato che il mare Adriatico si può dividere in due settori, quello settentrionale poco profondo (max. 243 mt.) che si estende da Venezia al promontorio del Gargano e quello meridionale assai più profondo (max. 1251 mt.) che si estende dal promontorio del Gargano e giunge sino a Capo Otranto e che le pendenze del fondale sono maggiormente accentuate lungo il versante orientale, mentre sono inferiori lungo il versante italiano, la relatrice ha approfondito i complessi temi della salinità-densità-temperatura-circolazione delle acque marine adriatiche che costituiscono (con il Golfo del Leone) una delle due celle termoaline del Mediterraneo. Per la caratteristica della salinità delle sue acque, visto l’abbondanza di fiumi che vi sfociano, il mare Adriatico presenta caratteristiche particolari a livello di flora e fauna, meno varia rispetto agli altri mari italiani ma interessante in rapporto alla dimensione del bacino. I sui fondali sono per lo più sabbiosi e poco inclinati ad ovest , con presenza di animali e vegetali tipici di questi ambienti, come per esempio molluschi bivalvi come le vongole, le telline ecc…mentre la fauna ittica è rappresentata da specie come la sogliola o il pesce ragno. Caratteristiche molto interessanti si trovano nelle lagune e nei lidi, che sono un importante ecosistema di transizione tra la terra ferma ed il mare. Difatti esse sono formate da acque salmastre con una concentrazione salina diversa da quella del mare, dovuta al continuo rimescolamento fra acqua dolce dei fiumi e salata del mare. In questi particolari ambienti come a Grado vivono animali importanti, quali gli uccelli come i trampolieri che si nutrono degli invertebrati marini, che rimangono intrappolati nella sabbia e vi si può ammirare l’elegante trampoliere . Molto si parla della sempre più scarsa produttività del mare Adriatico: esso è ancora uno dei più produttivi al mondo, ma lo stato del mare Adriatico ha mostrato un progressivo impoverimento; la pesca delle principali specie è calata costantemente. Sono diminuite specie un tempo abbondanti, come il pesce azzurro. La catena alimentare marina infatti è cambiata. E non si tratta tanto di pesca e predatori. Come in agricoltura è essenziale la catena alimentare terrestre così risalendo a chi mangia chi, si arriva agli organismi vegetali ed a quelli monocellulari, cioè a quel fitoplancton marino che è l’ insieme di organismi che grazie alla luce del sole e quindi alla fotosintesi clorofilliana (come le piante terrestri) sono in grado di sintetizzare sostanza organica a partire dalle sostanze inorganiche disciolte (azoto, fosforo soprattutto). E’ la rete alimentare marina. Illuminante l’esempio portato della recente enorme riduzione del pescato nel Mar Nero turco dovuta alla entrata oltre il Bosforo di una specie aliena attraverso le acque di sentina delle navi da chissà quale parte degli oceani, che ha talmente influenzato l’interruzione della catena vegetale marina da far “morire di fame” le specie di pesci eduli .Così come quello delle ostriche importate per caso negli allevamenti di mitili della costiera triestina ed ora radicate a scapito dei primi. La complessa interazione tra luce, temperatura, salinità, nutrienti e rapporti fra le diverse specie dell’ecosistema acquatico è molto sviluppata nel nord dell’Adriatico grazie ad un fenomeno esclusivo , fortemente influenzante tutto il mare ed oltre verso lo Ionio. La bora. Come d’estate la temperatura così prevalentemente d’inverno la bora fa evaporare la parte superficiale idrica del mare depositando in basso il sale che rende lo strato sottostante più denso. Tutto ciò mette in moto una circolazione d’acqua e di biomasse molto importante che si estende lungo tutta la costa italiana e dalmata nell’opposto senso, fin oltre le bocche di Cattaro. Se questa circolazione termoalina a livello degli oceani è determinante per i grandi eventi climatici, a livello del Mediterraneo e dell’Adriatico gli strati bassi d’acqua più freddi che si rimescolano con quelli superficiali più caldi risalendo, fanno salire anche i nutrenti minerali facendo appunto proliferare il fitoplancton. Insomma una ricchezza per la biodiversità in cui alle volte il pesce …da tavola….ci rimette le penne. Da cui come noto la regolamentazione (purtroppo non sempre rispettata) nella pesca . Finale parte della relazione dedicata alle Trezze della laguna Gradese , oggetto di studio internazionale con utilissimi risultati proprio per i pescatori . La mappatura effettuata , una volta individuata l’origine geomorfologica di queste emergenze dalla sabbia delle spiagge e barene lagunari, anche molto piccole ma di natura rocciosa e frastagliata con ricchezza di alghe e coralli , ha decuplicato le notizie precedenti di questi microambiti molto favorevoli per pesci e molluschi per il deposito delle uova. Così i pescatori hanno ora a disposizione una localizzazione diversificata dove esercitare una pesca sostenibile e non distruttiva della biodiversità ma di grande diversità e qualità. Domande sono venute al termine in particolare sui fenomeni più noti in questi ultimi anni alle persone dedite alla balneazione .Sulle mucillagini lo studio del fenomeno e delle cause è ancora in corso ma si tratta in sostanza di eccesso di produzione di zuccheri nella attività del fitoplancton che, in particolari condizioni di temperatura e salinità, si coagula con i noti filamenti biancastri. La medusa (pota marina ) ora così diffusa nel nostro golfo (la Rhizostoma Pulmo ) – ha proseguito la biologa – probabilmente ha trovato una buona zona dove riprodursi, poiche’ ne sono stati avvistati anche esemplari molto piccoli. Insomma conviviamo con un mare pieno d’interesse scientifico , di caratteristiche peculiari, di fenomeni unici. Un bel mare. Un mare di serie “A”.

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