La partita del Cuore

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Che squadrone !!!

Se una squadra perde a calcio per 4 a 1 e il suo portiere è stato il migliore in campo, beh … c’è da farsi qualche domanda.
Che ridere. Giovedì 2 giugno, dopo circa quindici anni, ho giocato a calcio, in un campo vero, di quelli lunghi 90 metri, che quando li vedi in televisione ti sembrano corti, ma quando provi a correrci sopra, sono infiniti.
Complice un accordo tra l’Interact Monfalcone-Grado e il suo omonimo di Trieste, sono stato coinvolto in una “Partita del❤ ” per raccogliere fondi per l’AISM – Associazione Sclerosi multipla. Alla partita avrebbero dovuto partecipare due squadre di rotariani. Bisiachi (RC Monfalcone-Grado) contro Triestini (RC Trieste).

La pensata era proprio questa: far pagare gli spettatori per vedere 22 seri professionisti, qualcuno anche con cariche importanti sul territorio, messi in mutande (qualcuno ha detto in pantaloncini, ma vi assicuro che il risultato finale propendeva più per i mutandoni) a correre (beh, correre è un modo di dire) dietro ad un pallone.

In effetti di rotariani ce n’erano più dietro alla rete a seguire l’evento, che in campo, ma il risultato è stato apprezzabile lo stesso. Tra noi di Monfalcone e i triestini, di rotariani veri eravamo in quattordici, poi c’erano figli e amici, tutti rigorosamente over trenta, e quindi ogni squadra è stata supportata anche da altri volontari che i ragazzi dell’Interact avevano assoldato per tappare gli eventuali buchi.
E che volontari !!! Tutti veri giocatori di calcio, magari un po’ imbolsiti dall’età, ma gente che sapeva che cosa fosse un pallone e che, mi sa, sono andati tutti a rinforzare le fila dei triestini.

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Onore all’unico goleador della nostra squadra che ci ha permesso di non naufragare completamente

Da parte nostra molta buona volontà, mediamente poco fiato ma, tutto sommato, una buona classe. Perché si sa, chi in Italia può dire di non avere mai giocato a pallone? Nessuno. Credo che chiunque nel corso della propria vita abbia avuto occasione, più di una volta, di emulare le gesta degli eroi nazionali e di importazione. Quindi, alla fine, mancherà sicuramente la fisicità, ma il pallone lo sanno toccare un po’ tutti.

E’ stata una partita bellissima, diretta da un arbitro ragazzino, molto bravo, ma forse un po’ intimorito da questi vecchi baroni, tanto che ad un certo punto ho avuto l’impressione di guardare la partita da un canale satellitare. L’azione si fermava e due secondi dopo sentivi il fischio dell’arbitro.

Peraltro partita corretta, con un solo fallo in area degno di nota che ha portato un rigore a favore della nostra squadra. Dato che l’artefice del rigore sono stato io, posso anche dirlo, adesso, che credo di essere caduto assolutamente da solo, scivolando sul fango con le mie scarpette da running, inutilmente sostenuto dal loro difensore che cercava di aiutarmi a non cadere. Azione ritenuta fallosa dall’arbitro, che ha potuto solo vedere un difensore che mi tratteneva per la maglietta. D’altra parte, si sa, come diceva il grande Vujadin Boskov: “Rigore c’è quando arbitro fischia”.
Ma la provvidenza ha rimesso le cose a posto, visto che il rigore lo abbiamo sbagliato, sparando una palla al rallentatore proprio nelle braccia del portiere che, essendo, credo, con la schiena più rigida di una palo di sostegno delle vigne, non si era mosso dal centro della porta.

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La grinta dei giovani

Nel secondo tempo, su deroga dell’arbitro e concessione degli avversari, nella nostra squadra, in sostituzione di due seminfartuati, c’è stato l’inserimento di Tommaso e di Emanuele, due ragazzini, figlio e nipote di rotariani, la cui somma di età non arriva neanche a 20 anni, che con le loro veroniche hanno fatto capire a tutti che il calcio non è un gioco per vecchi.
Due tempi da 30 minuti ciascuno, sufficienti a consumare le energie di tutti, ma per fortuna insufficienti per far utilizzare quel defibrillatore che alcuni medici rotariani avevano portato in campo. L’assistenza sanitaria era garantita, visto che in tribuna c’erano in quel momento sicuramente più dottori che in ospedale.

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Foto di gruppo e poi via negli spogliatoi

Nello spogliatoio, sotto alla doccia, grandi discussioni da bar su quelli che erano stati gli errori tattici, ma quello che conta di più, è il risultato di 1.300 Euro raccolti dai ragazzi dell’Interact a favore dell’AISM. Arrivederci al prossimo anno per la rivincita.

Rudi Vittori

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