Un libro per Kirtipur

HimalayaGiovedì 24 settembre.

Le diapositive che riportano le foto scattate dal relatore nel suo recente viaggio in Nepal e raccolte nel volume commentate dall’autore, hanno mostrato la situazione in cui vive la popolazione di questo splendido e povero Paese. Lo scopo del libro è legato al Service a favore dell’Ambulatorio “Giuliano De Marchi” di Kirtipur in Nepal: nel prezzo è compresa una quota che l’Editore Alessandro Tusset, socio del Rotary Club di Treviso Terraglio, verserà a favore dell’Ambulatorio che opera a favore dei minori. Uno dei principali problemi dei Paesi economicamente disagiati è la condizione sanitaria in cui versano gli strati più poveri delle popolazioni. Il Nepal è tra questi Paesi e si trova in una condizione drammatica. Coloro che sono socialmente deboli, e soprattutto i bambini, pagano il prezzo più caro della grave situazione. L’ambulatorio è intitolato al medico Giuliano De Marchi scomparso tragicamente nel 2009, alpinista e profondo conoscitore del Nepal e della sua realtà. Era suo proposito contribuire attivamente allo sviluppo dei progetti della Fondazione Rotary a Kirtipur, con la realizzazione di un presidio sanitario per i ragazzi poveri. Con l’ultimo progetto finanziato è stato costruito un edificio all’interno della Rarahil Memorial School atto ad ospitare appunto un ambulatorio medico che opera in collaborazione col il Model Hospital di Kathmandu e con l’impegno di molti medici volontari italiani che si alternano nella struttura, collaborando col personale sanitario nepalese. La Fondazione Rotary ora intende sostenere il funzionamento della struttura e le attività sanitarie a favore degli alunni della scuola e dei poveri minori della zona. Il libro presentato, frutto della lunga esperienza di viaggio e di narratore di Vivian, si colloca controcorrente nell’era dei manuali di viaggio, delle guide on line, dei documentari con video in ultra HD:è un reportage di viaggio che non perde lo smalto esotico e il piacere del racconto. L’autore riesce a trasmettere la propria esperienza, senza erudizione e senza tentare di lanciarsi in descrizioni ottocentesche di panorami mirabolanti. Franco Vian è alla sua quarta pubblicazione, nata questa volta dall’esplorazione degli impervi sentieri del trekking himalayano Tutto nasce, infatti, dall’esperienza diretta di un paio di viaggi nei primi anni del 2000 in Nepal: il primo verso il massiccio dell’Annapunra, il secondo per confrontarsi indirettamente con sua Maestà l’Everest. Con colloquiale confidenza l’autore racconta l’esperienza di quei giorni, evitando slanci poetici e digressioni erudite sulla complessa cultura religioso filosofica orientale. La sua fatica infatti non è fatta per conoscere più a fondo Buddha ma se si vuol sapere cosa significa, un piede dopo l’altro, raggiungere il Tetto del mondo, allora probabilmente è il titolo giusto. La filosofia, persino la politica, l’arte nepalese non sono state naturalmente assenti nella esposizione , anzi ne sono costanti protagoniste, inevitabilmente. Ma sono filtrate dal racconto, cristallizzate negli aneddoti continui di un viaggio così fuori dall’ordinario. Vivian ci ha avvicinato alle disumane altezze del Nepal. Poi però l’ultimo passo, quello indurrà forse a superare l’uscio di casa, spetterà solo al lettore.

Piero Taccheo

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