Legge 180: luci e ombre

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Il dott. Adriano Segatori

Giovedì 13 marzo, nel corso della riunione settimanale, è stato ospite del Club il dott. Adriano Segatori, che ha parlato della Legge 180 del 13 maggio 1978, meglio conosciuta come Legge Basaglia. Incontro singolare perché è stata proposta una visione, decisamente diversa da quella dominante come versione ufficiale, della stessa Legge 180. Il dott. Segatori, psichiatra e psicoterapeuta, lavora presso l’ASS. n. 2 – Isontina. Conosciuto da suoi colleghi come da sempre voce fortemente critica nel confronti delle “degenerazioni applicative” della legge e per queste sue prese di posizione spesso ha dovuto trovarsi nella parte del querelato. Con una puntuale e meticolosa ricostruzione di fatti ed affermazioni ha evidenziato contraddizioni insite nel pensiero basagliano e in quelle di molti suoi emuli; per far questo spesso ha utilizzato affermazioni e scritti dello stesso Basaglia. In particolare ha stigmatizzato la sostituzione dell’ideologia alla medicina e la continua ipocrisia sui risultati e sul reale svolgimento di molti dei percorsi post ricovero. All’antipodo di Basaglia le autodomande fattesi: “Come mai anche in Italia la riforma è applicata – parzialmente – ‘a macchia di leopardo’?”. “Come mai il disagio psichico, che si vuole prodotto da un vago e indefinito disagio sociale, maggiore nei paesi industrializzati e che colpisce anche i ricchi e i socialmente riusciti, è presente in tutte le latitudini e in tutte le culture anche primitive?”. “Quali sono gli indicatori di riuscita o di fallimento di una certa pratica, a livello individuale o territoriale, che vadano oltre alla scenografia) di certa aneddotica?”. Indubbiamente quanto espresso dal nostro relatore (autore di molti libri, tra cui il recente “Oltre l’Utopia Basagliana” è la sua personale opinione sull’argomento, ma ciò ha lasciato sconcertato qualche socio. Alcuni di noi avevano a suo tempo contestato molti aspetti della legge e specialmente il non aver preparato la sanità e le famiglie ai nuovi ruoli che a loro venivano richiesti. Con il passare degli anni, di fronte ad un appiattimento di opinioni e ad un adeguamento generalizzato alla maggioranza (aiutato non poco da rappresentazioni alle volte esaltative e forse prive di riferimenti critici ), alcuni dei presenti si erano quasi convinti di essere in torto……..Ed hanno ringraziato il relatore per la nuova apertura mentale sul problema. In pratica, ha sostenuto il relatore , la psichiatria rinunciò a fare il suo compito: rinviando la soluzione del disagio mentale alla costruzione di un’utopistica nuova società. Nel dibattito in particolare è intervenuto Fulvio che ha ricordato come, in quanto padre di un disabile, in questi lunghi anni s’è frequentemente scontrato con interventi sociosanitari che vedevano al vertice della piramide decisionale più psichiatri (ex basagliani ) che fisiatri e psicologi, con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

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