Simone Bais: Verdi e Wagner un confronto storico

simone e mariella

Simone Bais assieme a Mariella Duca

Giovedì 25 luglio, Simone Bais, nuovo socio del Club, con competenza, preparazione e passione, ha tenuto una conferenza sulle due massime figure dell’opera musicale dell’800, Verdi e Wagner, scegliendo il tema del confronto storico più che musicale fra i due grandi  protagonisti della musica ma anche della storia socio-politica europea.

Nati entrambi 200 anni fa si affermarono con stili ed obiettivi di cultura lirica molto diversi. Traendo lo spunto per le proprie  opere dalla storia o dalla storiografia del mondo latino l’uno ed invece  dalla mitologia e dalle leggende germaniche l’altro.

Spunto sia per le narrazioni (Wagner scrisse tutti i suoi libretti da solo)  ed in fondo anche per la loro straordinaria musica. Verdi  dopo gli “anni di galera” e facendo cardine sul Nabucco  (libretto non voluto fino alla scoperta del “va o pensiero”) per decollare verso la fama indiscussa  a livello mondiale (l’Egitto per l’inaugurazione del Canale volle lui, con l’Aida). Successo che gli permise di frenare i tempi, dedicarsi a quella fusione tra musica e parole che sublimò, forse poco compreso dai contemporanei, nell’Otello e nel Falstaff alla fine della carriera.  Riferimento indiscusso del risorgimento italiano, lasciò fare pagando un po’ il prezzo di una sua politicizzazione non certo cercata ma criticata come utilitaristica. Certo è che la notte  della sua morte il Consiglio Comunale di Trieste (imperialregia) votò all’unanimità la dedica del Teatro Comunale al suo nome. Poco dopo così fece anche Zara  per il suo teatro d’opera, il maggiore dei Balcani.

Anche Wagner penò agli inizi, con opere di poco successo e in teatri marginali. Egli si impose seguendo una strada segnata da ideali di una musica “globale” sviluppata dal genere “grand operà” a quello unicamente suo di gran romanticismo.  Lo “Sturm und Drang” gli fece da guida e la sua opera fu di grande e complessa teatralità, di grande complessità orchestrale, di grande raffinatezza melodica. La sua musica fu così affascinante per le orecchie tedesche, che il Principe di Baviera, perdutamente innamorato di esso,  svenò lo stato  per accontentare Wagner nella costruzione del “suo teatro”  a Bayreut, dove tutt’ora si rappresentano solo le sue opere.

simone e rotaract

Simone Bais assieme alle nuove forze del Rotaract Monfalcone-Grado

Il suo cursus fu di estremo perfezionamento dei  temi della sua arte, con l’apice  dell’ultima opera, il Parsifal. Anche lui, come Verdi, non fu estraneo ad apparentamenti culturali e politici  estremi  grazie al suo specchiarsi, vero o meno che fosse, in Nietsche, nella nascente psicoanalisi, nell’antisemitismo. Da qui l’adozione della sua opera come musica di regime nel nazismo.

Wagner morì nel 1883, 18 anni prima di Verdi, ma i due grandi non si incontrarono mai. Si studiarono da lontano. Verdi imperversò indiscusso in tutta Europa, tranne che in Germania, mentre Wagner, dapprima con Mayerber, dominò il mondo musicale germanico.

Alla fine dell’ ‘800 i capolavori finali dei due geni posero entrambi, con la continuità scena-musica-canto come in un’unica lunga melodia, le basi per poter affermare, come fa la critica musicale moderna, che la loro vicinanza c’era ed era profonda.

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