Pediatri nel Mondo

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I dottori Laura e Giusto Sciarabba

Giovedì sera, 10 gennaio, è stata una serata toccante per i soci del club. Due medici pediatri, i dottori Laura e Giusto Sciarabba, presentati dal nostro socio Carlo Bruschi, compagni e colleghi di una vita, ci hanno portato le loro esperienze avute nel corso degli anni in diversi paesi del mondo.

Dal Mozambico allo Swaziland, dove si sono trovati addirittura ad essere gli unici due pediatri presenti nel paese, dal Pakistan alla Bolivia, dove tra cocaderos e passi di più di 5000 metri, i due medici hanno portato la loro esperienza e le loro capacità al servizio della popolazione e nello specifico alla parte più indifesa della società, i bambini.

Hanno commosso i presenti i racconti di sofferenza e la consapevolezza, sottolineata dal crudo resoconto fotografico, delle tragiche situazioni che hanno dovuto affrontare nel corso dei tanti anni di lavoro al servizio del prossimo. Un plauso particolare al loro intervento che, toccando argomenti così importanti, ha portato noi tutti a riflettere e avere un moto di coscienza rispetto a situazioni che, seppur ben note, troppo spesso ci portano nell’abominevole errore dell’assuefazione.

Dopo la relazione, la serata è proseguita con la consegna di un contributo da parte di Raimondo Comolli, ex socio del nostro club, al dott. Fabrizio Bertini, presidente dell’associazione Spyraglio.

Raimondo ha voluto donare questo contributo in memoria della moglie Rita, recentemente scomparsa.

L’Associazione Spyraglio da più di 15 anni si occupa del trasporto, in forma
assolutamente gratuita, dei pazienti con malattie neoplastiche alla radioterapia e chemioterapia effettuata negli ospedali di Trieste, Udine ed Aviano.

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da sinistra, Fabrizio Bertini, Presidente di Spyraglio, il Presidente Alide Dovier e Raimondo Comolli

I servizi offerti, ha ricordato il dott. Bertini, non si limitano solo a questo ma anche al supporto psicologico e al servizio nei reparti di oncologia di Monfalcone, e a breve a Gorizia, in cui i volontari offrono il loro tempo e le loro capacità per aiutare le persone che vivono un momento sicuramente difficile della loro vita.

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Una risposta a Pediatri nel Mondo

  1. Piero ha detto:

    Due grandi medici, perchè oltre al giuramento d’Ippocrate ( così ben applicato) hanno scelto un strada di vita errabonda ma così ricca di spunti umani da averli sì forgiati da vivere (per qualità morale e professionale ) una spanna più sopra degli altri , pur con umiltà e senza perdere caratteristiche e mentalità d’origine. Tanto che tranquillamente ora vedono in Trieste una delle tente “frontiere ” che hanno affrontato per anni forse più semplice da vivere ma evidentemente non meno bisognosa : sarebbe interessante capire perchè. L’esempio personale portato tra l’altro contraddice le remore di chi pur nella voglia di far volontariato e sotto l’urgenza etica ( di salvare il mondo!) o si blocca in partenza per le paure-difficoltà potenziali (ma oggettive per un europeo) o andando sul campo ne viene modificato, assimilato, trasformato ed alla fine disadattato quanto meno rispetto la sua origine. Se viene spontaneo riconoscere a tali persone un enorme ricchezza umana (acquisita certo per la loro buona predisposizione ed adattarsi e mai stupirsi) può sembrare meno banale capire e valutare il contributo originale e così flessibile delle soluzioni tecnico- mediche di fatto adottate ( la bottiglia di coca-cola col tappo-misurino per la ridratazione) e delle necessarie intermediazioni con la struttura sociale locale in particolare quelle medica degli stregoni-uomini-medicina, veri e propri sanitari di base dei villaggi che di fatto operavano il “triage” sui pazienti . A paragone i nostri Servizi Sanitari nazionali sembrano Moloc gigantesci che crescono su se stessi al ritmo di una ricerca senza fine di superspecializzazioni, super laboratori,sup diagnosi di settore, disumanizzazndo completamende il rapporto malato-medico. Viviamo di più per la maggior ricchezza e possibilità di cure e la mortalità materno-infantile è straordinariamente diminuita. Spostiamo così – nell’orgia delle infinite costose dignosi sempre più capillari e delle relative cure sempre più di settore – il problema dal campo medico a quello sociale ( ben più complesso ) con un’assistenza in affanno e quasi paralizzata dalle inevitabili prospettive di un carico economico enorme per gestire la popolazione anziana crescente di numero e d’età e dei nuovi relativi bisogni per garantuire loro una qualità della vita fuori dal nucleo familiare, ormai tanto ridotto da non poter più gestire neachè la nonna . Dati recenti occidentali dimostrerebbero che , vista l’attuale aspettativa di vita e considerando solo i casi di patologia fortemente invalidanti per gli ultra 65enni ( ad es Alzheimer) , il costo sociale pubblico decennale ( diretto di ricovero e indiretto di assistenza decentarta) supera tranquillamente i 750.000 $ / persona. E cosa costa anche casa nostra un casa (sic!?) di riposo per autosufficienti lo sappiamo tutti. I 400.000 € nel decennio non sono uno sproposito.
    L’impressione è dunque che con questa globalizzazione i salti “grossi” direi “primari” in campo della salute ( gli esempi africano, sud-americano, indiano fatti ce lo dicevano visivamante ) si fanno con successo e rapidamente trasferendo alle popolazionim locali semplici essenziali istruzioni, tecniche e soluzioni anche di medicina preventiva. Salvo le (putroppo diffusissime) guerre che fanno regredire rapidamente la salute collettiva ho ricavato l’idea che ritmi, ambienti, tradizioni, specificità locali delle popolazioni anche più povere ed arretrate – insomma una crescita certa ma progressiva e “lenta” della sanità – sia adatta a tutte queste popolazioni, sia corretta per la loro mentalità e cultura. In questo senso noi occidentali dobbiamo porre attenzione nell’ “esportare” i nostri aiuti (in generale) privilegiando la semplicità della qualità basilare offerta a scapito del’irrefrenabile desiderio (quando ci sono i fondi!) di eccedere in quantità d’ aggiornamento tecnologico ma anche diagnostico-terapeutico necessario da noi forse dannoso lì.
    Piero

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